MammE e figliE

Oggi Zoe è caduta dal fasciatoio. I cassetti erano aperti per via della mia incapacità genetica nel richiudere le cose che apro, e se li è fatti uno per uno rotolando, tuc, tuc, tuc. A parte un bel pianto non si è fatta nulla, almeno credo/spero. Io ovviamente mi sono sentita una merda e totalmente incapace di gestire questa specie di animaletto che bazzica per casa.

È facile farsi prendere dallo sconforto di una notte in bianco, di una pappa non finita, quando si ha tutto, quando in realtà non c’è niente che va male. Cerco di ricordarmi ogni giorno quanto sono fortunata. Ho una bambina sana. Un compagno un po’ rompicoglioni ma presente, che ama fare il papà full-time. Ho un lavoro che mi piace. Devo solo imparare a vivere nel presente. A registrare meticolosamente questi giorni unici in cui la piccola bestiola vuole camminare tutta sbilenca e dice ‘mamma’ con un influsso lamentoso tipo ‘ammammama’ (Traduzione in siculo: Ah mamma, dove minchia sei).

Ed è buffo rendersi conto, quando ti dicono che ‘ti somiglia’ che è veramente così. I riccioli scomposti, l’impazienza dell’avere tutto e subito, l’irrequietezza se stiamo troppo tempo nello stesso posto, la rabbia se non ottiene quello che vuole. Praticamente me stessa in 72 cm e con il pannolino.

È strano come i figli siano lì a ricordarci che esistiamo veramente, che siamo stati anche noi così.

Quando vedo con quanto amore e quanta gioia lei interagisce con me, mi sento quasi a disagio. Sarò in grado di reggere le aspettative? Di contenere tutto questo amore? Di essere una mamma così brava, allegra e affettuosa come lei mi vuole e crede che sia? E io com’ero? Il mio rapporto con mia mamma è stato difficile e tutt’ora è strano. Ho sviluppato una specie di blocco affettivo nei confronti della mia famiglia. Quando mi abbracciano mi irrigidisco, troppi ingranaggi sono stati danneggiati nel corso degli anni, troppe porte chiuse, parole di troppo che non sono state messe a tacere con un “scusa non volevo”.

Chissà se amavo mia mamma come Zoe ama me.

Chissà se lo ricorderò, quando la porta in faccia arriverà a me.

Speriamo che non mi assomigli troppo.

 

Photo: Anssi Koskinen via flickr

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