Di Londra e della vita che fa come le pare

A volte ci vogliono settimane, mesi per prendere atto dei cambiamenti. Altre volte, la consapevolezza arriva grazie ad un avvenimento particolare, che si presenta come un’ epifania. Un amico che spegne trenta candeline o quella tizia con cui andavi all’asilo che si sposa. Un parente che muore. Oppure rendersi conto che tu non sei più bambina ma madre e che tua madre è diventata una nonna.

Mai come in questo momento sento il peso della transizione, mai come ora cerco senza grandi risultati di trovare un compromesso accettabile tra chi ero e chi sono, tra egoismo e voglia di mettere il bene di Zoe davanti a tutto il resto, un conflitto che si manifesta anche nelle cose pratiche, come farsi bastare uno zaino come bagaglio a mano per entrambe.

Mentre scrivo, il volo da Londra per Torino sta finendo di imbarcare i passeggeri. Salendo ho visto in Business Class una mamma molto bionda, molto inglese e chiaramente molto benestante con pargoli e tata al seguito. Io avevo i capelli ad minchiam, una nana incollata al petto nel marsupio chiaramente incazzata e una voglia di vivere addosso che manco Fassino il giorno di Natale. Sono esausta.

Siamo andate una settimana a Londra a trovare il papà, ed è stata una mia idea. Volevo vedere quanto fosse fattibile viaggiare da sola con neonata al seguito. Non lo è. O meglio, lo è perdendo un certo numero di anni di vita. È stata non solo l’occasione per inaugurare un nuovo repertorio di bestemmie e strafogarmi di porcherie, ma anche per rivedere un luogo in cui ho vissuto e da cui sono scappata per chiedermi: avrò fatto bene? Come sarebbe stato partorire qui, crescerla qui? Portarla al parco con quest’aria gelida che taglia le gambe. Svezzarla con le pappine di frutta di Ella’s organic. Farla viaggiare in tube. Non lo saprò mai.

Avrei voluto che le cose andassero diversamente, ma come sempre mi sono portata sfiga da sola. Avevo un lavoro flessibile, che mi piaceva, in linea con quello che era la mia formazione. Un lavoro che, ad avercelo ora, farei ogni mattina la danza della gioia perché mi permetterebbe di lavorare da casa e occuparmi di mia figlia. Invece, tempo di dire ‘Bè allora io torno in Italia, tanto posso lavorare anche da lì e non spendere tutto lo stipendio in ricariche della Oyster’ e i miei capi hanno pensato bene di fare non so quale cagata e mandare tutto in malora. Ho navigato nel limbo per due anni, poi è arrivata lei. E ora, inaspettatamente, un’occasione. Ma non voglio contarci troppo perché di nuovo ho paura di rovinare tutto. Forse la soluzione è smettere di pianificare, lasciarsi trasportare dagli eventi. Non è mai stata la mia filosofia ma a forza di prendere mazzate sto iniziando a pensare di aver sbagliato approccio.

Photo: _dChris via flickr

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