Mamma non lo sa (cit.)

Questa maternità mi ha messo in una posizione strana. Sono stata la prima tra le mie amiche più strette ad avere una pargola. Questo significa che sono diventata una specie di esperta in materie bambinesche, senza tuttavia saperne un tubo. Allo stesso tempo, anche se tutte le altre sono sfigliate, si nota ormai un certo cambiamento di orizzonti. Del tipo che ci si può mettere a fare pronostici su chi sarà la prossima a restare fregata incinta.

L’altra sera per esempio. Un’ora di eccezionale libertà concessami da sua maestà (bella lei), una toccata e fuga al pub con le amiche per una microbirra (diosialodato). Si parla dei soliti cazzi altrui, della mia nuova routine e degli ultimi nati in paese, con tanto di commenti alle foto messe sui social dai neogenitori. E penso: oh cazzo. Un anno fa ci saremmo messe a commentare foto di individui un pò più alti, con più peli, più pettorali e senza pannolino. Aemh.

Sono mamma da troppo poco tempo per rendermene conto, eppure sento già la distanza dalla mia vita precedente. Non mi sento diversa. Arricchita si. Più esaurita anche. Però sono diversa, senza quasi rendermene conto. Questa cosa un po’ mi spaventa, forse ho ancora un po’ di baby blues addosso. L’altro giorno ad esempio: primo vaccino. Io ero nel panico più totale, indecisa se fosse giusto farli e farne così tanti. Siamo entrati nell’ambulatorio e io ero già in lacrime, con Zoe che mi guardava perplessa. Non sono riuscita a dire mezza parola, mi sono limitata a disperarmi mentre la bucavano e lei strillava, io mi sentivo morire a quelle urla. Il medico mi ha guardata come se fossi una povera deficiente e ha chiesto al mio compagno se fossi straniera dato che ero stata muta, paralizzata e in lacrime. Forse avrà pensato che provenissi da un paese esotico in cui i bambini non vengono punzecchiati, vai a sapere. Fatto sta che ho pianto più io di mia figlia. Vi sembra normale? A me sembra schizofrenia.

Ogni tanto cado, poi cerco di rialzarmi, tentando di imparare a stare in equilibrio su una vita che per metà è sempre la stessa e per metà mi è estranea. Rivedo il mio vecchio corpo, la mia vita con i miei ritmi, poi mi giro e vedo lei. Oh cazzo, ho una figlia. Come è successo? E mò che ci faccio?

Se prima il mio futuro era incerto ora mi appare come un’enorme macchia indistinta. A gennaio sarà tutto diverso, saremo io e lei sole, poi forse ci ri-sposteremo (dovrebbero darmi un premio per tutti i traslochi fatti), poi chissà.
La sua vita è appena iniziata, la mia ricomincia ogni giorno.

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