Di pannolini lavabili ed altre diavolerie ecologiche

Quando ho scoperto di essere incinta, la seconda mia più grande preoccupazione dopo quella di dover far passare una testa molto grande da un pertugio molto piccolo, riguardava il fatto di mettere al mondo un nuovo essere umano/consumatore. In un mondo sovrappopolato e con le risorse ridotte all’osso, in cui la razza umana toglie sempre maggiore spazio alle altre specie, procreare diventa un atto problematico e procreare poco un dovere morale, soprattutto per chi si proclama antispecista. Sono sempre stata convinta che se mai, in un remotissimo futuro (-enta, -anta), avessi voluto un pargolo, avrei scelto la strada dell’adozione (anche se in termini burocratici ciò avrebbe significato iniziare le pratiche 12 anni fa più o meno), invece, come è ormai noto, 11 mesi fa è successo il patatrac. Non importa quanto la bestiola sia adorabile, coccolosa, cucciolosa e patatosa. Penso ancora che i figli andrebbero fatti con molta, molta cautela, e il meno possibile e che la natalità debba calare per risolvere i dilemmi economici, sociali e ambientali di quest’epoca. Comunque, visto che ormai la frittata è fatta, il minimo che possa fare (oltre a regalarmi una chiusura delle tube per Natale) è contenere l’impatto ambientale di questa mia scelta, almeno fino a quando questo spetta a me. Quando Zoe sarà più grande, la palla passerà a lei ma fino a quel momento è una mia responsabilità.

Per fortuna siamo riusciti a recuperare una quantità imbarazzante di cose, vestiti, e passeggini/seggiolini vari da amici a costo zero, per cui non ci siamo imbarcati in spese folli per oggetti plasticosi che useremo si e no un paio d’anni. Il problema principale è stato fin da subito quello dei pannolini: lavabili o biodegradabili usa e getta? La prima cosa che abbiamo scoperto è che i 100% biodegradabili di fatto non esistono in Italia. L’unica marca disponibile reperibile facilmente è l’inglese Beaming Baby ma oltre ad essere cara, i costi di spedizione dall’UK la rendono di fatto inaccessibile, almeno per noi. Abbiamo comunque preso un po’ di pacchi per provarla e anche se non ci siamo trovati male, abbiamo avuto qualche perdita e un po’ di irritazione.

Per quanto riguarda i lavabili, la questione è stata più complessa. Non sapevo esattamente quanta voglia avrei avuto di pulire merda un giorno si e uno no, quindi ho passato un mesetto ad informarmi circa le varie marche, tipologie e taglie, non capendoci una mazza. Seguendo i consigli di altre mamme, ho deciso di provare prima alcuni modelli e ho acquistato un kit di prova Little Lamb e altri pannolini della marca Wonderoos, per vedere se i lavabili fossero compatibili o meno con la mia pigrizia. Lo sono. Dopo aver provato i modelli pocket (che hanno una tasca in cui infilare gli inserti assorbenti), i fitted (un pannolino di tessuto da ricoprire con una mutandina impermeabile), i prefold (simili ma necessitano di gancetti per la chiusura) e gli all in two (hanno la parte in cui si mettono gli inserti estraibile), posso decretare che i pocket taglia unica sono veramente a prova di fancazzista e secondo me, i più pratici. Sono morbidi, assorbono alla grande – lo confesso, a volte di notte faccio finta di niente e rimando il cambio pur di non alzare le chiappe – e asciugano in fretta. Tutte le marche usate finora – Little Lamb, Wonderoos, Bum Genius, Charlie Banana – si sono rivelate ottime.

Inutile dire che oltre all’impatto ambientale – ogni bambino produce circa una tonnellata di pannolini nei primi due anni di vita, il 20% dei rifiuti nella discariche, senza contare le risorse necessarie alla produzione degli usa e getta – il fattore economico ha giocato la sua parte, dato che i lavabili costano un terzo degli usa e getta. Noi abbiamo speso circa 350 euro per una ventina di pannolini che useremo fino al vasino e 4 ce li hanno regalati. Un pacco di usa e getta costa 10 euro e dura una settimana. Fatevi due conti…

Finora l’unica seccatura è stata il risciacquo della cacca prima della lavatrice e lo stoccaggio, che puzza un po’ ma nulla di drammatico. Faccio tre lavatrici di pannolini a settimana (ma volendo si potrebbero lavare con altre cose), 1 ora e 40 di lavaggio a 40 gradi e il tutto asciuga in una giornata, massimo una e mezza. Nonostante le lavatrici in più, in termini di risparmio ecologico non c’è paragone. Insomma se si vuole, si fa!
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3 thoughts on “Di pannolini lavabili ed altre diavolerie ecologiche

  1. Che bello il tuo articolo, non mi sento sola! Anche io ho usato i lavabili, penso che i migliori pannolini lavabili che ho provato siano i charlie banana, li ho presi su http://www.ecobaby.it. Assolutamente fattibile scegliere di essere ecologici, l’impegno in più non è moltissimo!

    ps: ti leggo sempre, bellissimo blog!

    • Ciao Lucia! Io ultimamente invece mi sto trovando maluccio con i CB. Sarà perchè Zoe sta iniziando a produrre bombe biologiche anzichè cacca, ma sto notando qualche perdita laterale. Thumbs up invece per i Little Lamb e i Bum Genius, i primi sono veramente il top per rapporto qualità-prezzo!

      • prova a sentire chi te li ha venduti, molte marche hanno la garanzia! Io ho avuto un piccolo problema con un pannolo e il sito da cui li ho comprati me l’ha sostituito immediatamente!
        Comunque mi fai troppo ridere… bombe biologiche! 😀 😀 😀 😀

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