Io parto, tu parti, ella parte

A me questa cosa del parto mi sta facendo per l’appunto partire, di testa. Complice la ragazza del corso di ginnastica che mi ha detto di ‘visualizzare’ l’evento, perché a suo dire poi è più facile affrontarlo, mi sto facendo tutta una serie di film in testa che in confronto la saga di Saw è una puntata degli Orsetti del Cuore.

 
Si perché tra una cosa e l’altra manca piùomenoquasi un mese. Come è potuto succedere? Sono completamente impreparata. Non ho nulla, il lettino dell’Ikea è rimasto imballato perché figuriamoci se provo a montarlo da sola, potrei fare uscire una ghigliottina.
Nel frattempo la panza avanza (+11 kg a 35 settimane, qualcuno mi metta a digiuno forzato please), l’insonnia aumenta (chissà dopo allora) e la nana è ancora nameless.

 
Per mesi ho sentito mia mamma e mia sorella fare il toto nome. Una mi suggeriva dei nomi aristocratici e pomposi che noi, da bravi anti sistema rifiutiamo solennemente, l’altra il peggio del peggio dei suoi studi classici e non, della serie “Come facilitare la presa per il culo alle scuole medie”. Giuro che non avrei mai pensato che il liceo classico potesse fare un tale effetto.

 
-Chiamala Isabella.
-Troppo elegante. Poi si abbrevia in Bella come quella di Twilight che mi sta sulle palle.
-Calipso?
-Assomiglia troppo al Calippo.
-Ginevra!
-Come te lo devo dire che non voglio nomi di regine e principesse?
-Proserpina? Antigone?
-Ma sei seria?

 
E avanti così per delle ore. Che poi io – da eterna indecisa quale sono – mi conosco e lo so che non mi deciderò fino all’ultimo. Anzi sarei in grado di cambiarle il nome a un anno perché ne trovo uno che mi piace di più.
Non ho un piano. Né per me, né per la mia nuova ‘famiglia’. Cerco di pensare lucidamente a come e dove vivere da settembre, ma appena provo a cercare delle soluzioni la mia mente si perde dietro l’ultima puntata di Grey’s Anatomy (ma parliamone, io ho pianto dall’inizio alla fine anche se lui un pochino mi stava sulle palle) o a progetti di viaggi fichissimi che tanto non farò mai perché non ho un euro e ho un bebè a carico. Insomma. Quando non so bene cosa fare piango. O mi incazzo. L’altro giorno per esempio, nel mezzo di una discussione un po’ a voce alta con mio padre (quindi normale) gli ho lanciato addosso uno zerbino e un innaffiatoio (vuoto).

 
Meno 5 settimane. Forse sono ancora in tempo per fare un viaggio a Lourdes.

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