Nuoto, estate e moda premaman

Sono passati ormai diversi mesi dalla scoperta shock di avere un alieno in corpo, per giunta femmina, e sono cambiate alcune cose. Per esempio ho realizzato che sta succedendo davvero e non era una puntata di Un posto al sole. Sono incinta. Uno si aspetterebbe di esserne cosciente a sei mesi e passa ma per me non è stato chiaro per molto tempo, complice la mia tendenza ad ignorare i problemi e negare l’evidenza. Al decimo “Ma guarda che si vede” di mia mamma, mi sono guardata allo specchio e si, effettivamente si vede, cazzo. Tiro indietro la pancia per quanto mi è possibile, trattenendo il respiro e rimane una roba tonda tonda in basso, della serie ‘Trova l’intruso’.

Non capisco se le persone intorno a me a cui non ho detto nulla stiano fingendo di non capire o se veramente non sembro incinta, ma solo grassa. Mi chiedo fino a quando potrò continuare a chiacchierare con le persone amiche ignorando la protuberanza che si contrappone tra di noi.

Quindi, la prima cosa che è cambiata è che ho, credo, accettato la cosa. Più o meno. La seconda è che si è appunto scoperto che la creatura è femmina e apparentemente sana, anche se io continuo a sognare che nascerà con tre braccia e ricoperta di peli, così potrò dare via al progetto di un circo di human freaks in stile The Elephant Man. Adesso si muove e parecchio e la sento abbastanza distintamente, il che rende il tutto molto più reale. La terza è che ho deciso di lasciare perdere la moda premaman, dopo la mia prima visita da Prènatal e l’incontro con una commessa logorroica che nel giro di tre minuti, senza che io me ne rendessi conto, mi aveva fatto fare due tessere, il cui fine mi è tuttora oscuro.

Io: scusi ma come funziona con le taglie?

Commessa: deve prendere la sua abituale, sono già modificate per la pancia.

Prendo una maglietta taglia M e la provo. Ora, o io oltre a prendere dei chili ho anche cambiato costituzione, oppure voi crudeli manifattori di maglie per gestanti state prendendo per il culo me e tutte quelle povere anime che sperano che aspettare un bambino non risulti in un allargamento perenne. Perché diversamente non si spiega perché una M mi calza come una XS. Poi tarate sulla pancia, dove!? Nemmeno a 14 anni quando dovevo rimorchiare mi mettevo una roba cosi aderente. Cioè non basta che una si senta grassa di suo normalmente e che la taglie in generale si stiano rimpicciolendo giusto per spingerci all’autoflagellazione ancora un po’, pure alle donne incinta bisogna rifilare sta tortura? Poi mi sono resa conto che ormai il premaman è pensato anziché per camuffare, per esaltare. Il perché, non lo so.

Io: Emh, scusi ma io cercavo qualcosa che mascherasse un po’ la pancia, non che urlasse ‘sono incinta’. Non c’è qualcosa di più largo?

Commessa: Certo – e mi porge alcuni vestiti.

Io: No, vabbè ma nemmeno qualcosa che non sia fatto su misura per Platinette…

Insomma, gira e rigira, ho ceduto a tre maglie taglia L e due pantaloni M che invece erano larghi da far paura, ed un reggiseno che ho già accantonato in quanto scomodissimo. Più che farmi stare comoda, mi pare che questi vestiti mi facciano ancora più grassa. A questo punto le opzioni sono due: 1) abbracciare il naturismo, cosa che andando verso l’estate potrei anche fare e 2) rispolverare le vecchie glorie dell’adolescenza: jeans hip hop, felpe dei Sex Pistols e camicione hippy. Andata. Ora che arriva l’estate opterò per dei larghissimi ed economicissimi vestitoni africani.

Alla cassa, la commessa – sempre lei – ha avuto la malaugurata idea di propormi una –brr – ‘seduta di gruppo’ per future mamme per discutere la gravidanza in corso. Mi sono venuti i brividi pensando ad una stanza piena di donne panciute e in overdose ormonale, che discutono di latte, cacca, smagliature, parto eccetera.

Per carità sono sicura che avranno una loro utilità ma personalmente non voglio supporto di altre donne entusiaste della maternità,

Il problema – per la serie facciamoci del male – è che nel frattempo, per non imbalenirmi troppo, mi sono data al nuoto e alla ginnastica pre-parto. Che in confronto, la commessa di Prenatal è nulla.

Sarà che io ancora non ho identificato la nana che mi sta in pancia come una bambina – semmai come una bestiolina agitata che mi notifica della sua presenza, tipo il gatto che al mattino vuole uscire e si fa la pasta sul mio cuoio capelluto. Sarà che io sono convinta questo benedetto istinto materno non sia innato ma vada costruito. Sarà che più che a lei, io continuo a pensare a quel film splatter che sarà il parto, ma allo stadio di maternità gioiosa ancora non ci sono arrivata. Ragion per cui, quando vado a questi corsi e mi sento dire di fare pensieri di luce per la mia pargoletta e abbracciarmi la pancia, mi viene l’occhio truce alla Beatrix Kiddo.

A ripensarci, non credo di aver poi accettato la cosa. E penso proprio che oltre ad abbracciare il naturismo mi trasferirò in un tempio jainista per i prossimi 4 mesi, così tanto per andare sul sicuro.

Photo: Evelyn Giggles

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