Veg in Vienna – un weekend in Austria

(sì lo so, questo post è di un mese fa)
Non so voi ma io dell’Austria e degli austriaci sento parlare raramente. Dell’Austria mi vengono in mente tre cose di solito: Sissi, la Red Bull e la sacher torte. Dopo esserci stata ne posso aggiungere una quarta: le giacche a vento fighe.

 
Nonostante i recenti sviluppi, avevamo programmato questo weekend a Vienna da tanto, così via, uno con l’aereo ed io con il treno, ci siamo incontrati nella bella città sul Danubio. Vienna non è servita da compagnie low cost quindi per me la soluzione più economica è stata il treno da Milano: vagone letto con colazione, per una spesa di circa 100 euro. Non aspettatevi l’Orient Express, i treni sono sempre treni e puzzano di treno, i bagni sono quelli che sono e il rumore di ferraglia che fanno nelle stazioni non concilia esattamente il sonno ma insomma. Avendo fatto spesso la tratta Nord-Sud con Trenitalia, dove al massimo ti puoi aspettare un tizio che a Napoli sale con il thermos di caffè fatto dalla moglie e le merendine come ‘servizio colazione’, diciamo che i treni austriaci sono un pelo più decenti.

 
Il bello del viaggiare in treno è che riesci a cogliere qualcosa in più del paese che stai visitando, perché attraversi zone ‘fuori porta’. Io dell’Austria ho visto solo qualche pascolo, qualche casa isolata e poi boschi, boschi e ancora boschi. Uno che si perde facendo trekking qua è spacciato.

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Vienna mi ha sconvolta. Perché è più grande e fa più abitanti di Milano, ma giuro che non riesco a capire dove diavolo li mettano. La città è… comoda. Probabilmente io ho la percezione dello spazio un po’ alterata perché ho sempre trovato sia l’Italia che l’Inghilterra claustrofobiche, ma Vienna mi è sembrata mezza vuota. La metropolitana, anche in centro, ha sempre posto per sedersi, idem i bus e i tram.

 

Le strade sono spaziose, mezze vuote e persino nei luoghi più turistici non c’è l’assembramento che c’è in qualunque angolo di Londra – o di Parigi – in una qualsiasi mattinata lavorativa. E poi, la quiete! Il nostro hotel era a Leopoldstadt, che non è centro storico ma è comunque una zona abbastanza centrale. Mi credete se vi dico che non volava una mosca MAI, né la notte, né la sera, né la mattina? Roba che in confronto, casa mia – in campagna – tra cani che abbaiano, trattori che borbottano e sorelle in ritardo per la scuola, sembra una stazione di servizio. Là, quello che faceva più casino la mattina era lo sciacquone del cesso del vicino di stanza. Da questo punto di vista, Vienna mi è piaciuta moltissimo. Tranquilla, civile, silenziosa, pulita, ariosa.

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Allo stesso tempo c’è qualcosa di strano in questa città, creepy come direbbero i britannici. Spesso appare old-fashion, con negozi vecchio stile, ma non vintage finto-povero-che-poi-costa-una-cifra, come a Londra per capirci, proprio vecchi tipo salotto della nonna, negozi che vendono soprammobili brutti, VHS e così via. Giuro che ho visto anche le macchinette che vendono quelle gomme da masticare fatte a palline colorate che ti spaccano i denti come c’erano anche qui in paese dieci anni fa. Per non parlare di un uncissimo bar gestito da una vecchia che a malapena stava in piedi e fumava come una ciminiera (in alcuni locali si può fumare, è indicato sulla porta. A me tanto per cambiare scappava la pipì e non ci ho fatto caso), sembrava il set di un film di Polanski prima del momento drammatico.

 
Ad esempio questo negozio di pigiami rosa e mutandoni, parliamone.

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In quanto a bellezza, bè, non me ne voglia la mia città natale, ma dopo aver visto Vienna sentire definire Torino la città dei palazzi, mi fa un po’ impressione. Perché a Vienna ci sono SOLO palazzi e non parlo dei palazzoni casermoni, eh. Ti giri e bam! Palazzo barocco imponente che sovrasta il sole. Balconi pomposi e cornicioni elaborati, stili che si intrecciano e si parlano. Gli Asburgo non scherzavano in fatto di maestosità, questo è sicuro.

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Abbiamo visitato i palazzi di Hofburg, dove c’è anche il museo di Sissi (ma ve lo ricordate il cartone animato, disegnato malissimo?) il quartiere dei musei – molto intelligente la decisione di raggrupparli tutti in un’unica zona –e il Prater, un grande parco giochi con la vecchia ruota panoramica, sopravvissuta ai bombardamenti della guerra.

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Anche se devo ammettere che il momento più emozionante del viaggio è stato sentire Bella Ciao al corteo del 1 Maggio in centro…

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C’era un’esposizione di Klimt al Belvedere, un altro di quei palazzi magri e spogli che ci sono a Vienna, no?

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E poi, il Naschdtmarkt, il mercato più grande della città, che merita senza dubbio una visita. La zona food è quella più affollata ci troverete moltissimi banchi di spezie e frutta essiccata gestiti da turchi di seconda generazione e – rullo di tamburi – HUMMUS! HUMMUS IN MILLE GUSTI ok la smetto – ma veramente ci sono banchi di hummus al mango, al chili, alla barbabietola, alle melanzane, all’avocado e sbav sbav *_* Io mi sono dovuta per forza comprare una vaschetta di dolma – il riso alla menta avvolto nelle foglie di vite, erano mesi che le brrrramavo.

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Il mercato ha poi una parte di vestiti e accessori vari, uno di ortaggi biologici verso il fondo e come ultima zona il flea market – e ho modo di credere che molta della roba esposta e degli espositori le pulci le avessero non solo per modo di dire.

DSC_1131Abbiamo anche visitato la Hundertwasserhaus quella costruzione assurda che ha un nonsochè di Barcellona, con i suoi frammenti di specchi e alberi che escono un pò da tutte le parti – notevole se contiamo che qualcuno ci vive per davvero là dentro. L’edificio fu costruito da Hundertwasser, architetto ecologista austriaco, per smorzare un pò l’austerità asburgica della città e portare un tocco di nonsense. Con ottimi risultati direi.

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Veniamo al cibo. Nonostante mi fossi ripromessa di mangiare dolci su dolci, sono stata scoraggiata nel mio proposito dal fatto di aver già preso ben 5kg. Quindi ho ripiegato sul salato – mi sembra giusto. Tolta una sera in cui abbiamo erroneamente puntato su un falafel che ahimè era carichissimo di aglio e non ha praticamente fatto dormire né me né l’inquilina ai piani bassi – gli altri posti sono stati tutti molto positivi. Ma per me, il top sono stati questi:

 
Pirata fish-free sushi: il migliore. Ero scettica sul fruit sushi ma questo è veramente spaziale. Potete scegliere le combinazioni che preferite tra papaya, mango, ananas, alghe, tofu affumicato, pomodori secchi, rucola… ovviamente il sushi è tutto vegan.

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Flying Diner – I love Veggie Burger: io sto rimandando un viaggio negli States perché so che sarebbe la mia morte. Questo fast food american-style ha un menù tradizionale e uno vegan con un sacco di cose porcellose, burgers giganti (io ho preso uno alla BBQ sauce, goduriosissimo), hot dogs, wraps ma anche dolci tipo pancakes e brownies. Da provare per un sano pasto a base di vegan junk food.

 
Loving Hut: che ve lo dico a fare. Io farei aprire un Loving Hut in ogni città e poi lo userei come mensa . Dato che le mie voglie in gravidanza (ma anche prima, chi voglio prendere in giro) si focalizzano prevalentemente sul cibo asiatico, se fosse stato per me avrei cenato qui ogni sera. Mi sono dovuta accontentare di un piattone di noodles e uno di nuggets di tofu e verdure in agrodolce. Sbav.

 
Ovviamente ce n’è una MAREA, dipende dalla zona in cui state. Gli austriaci, come i tedeschi sono molto avanti per quanto riguarda i cibi biologici e vegetali, ne è una prova la quantità di biomarket sparsi per la città. Ovvio, Berlino non la batte nessuno, ma anche Vienna non se la passa male. Oltre al fedele Happy Cow date anche un’occhiata qui.

 
Unico appunto negativo, donne in attesa tenetelo a mente: ci sono pochissimi bagni pubblici, quei pochi che ci sono, sono a pagamento. Per me che dovevo farla ogni ora, questo ha significato una barca di soldi…buttati letteralmente, nel cesso.

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