#veganculture: il lancio di Driftwood magazine

Qualche tempo fa avevo accennato ad una nuova collaborazione con un inedito magazine basato a Portland (US). Ho proposto un pezzo su Torino e l’editor ne è rimasta entusiasta, quindi il mio articolo (e forse un altro) comparirà nel primo numero in uscita a Luglio 2015.

Se avete presente le riviste che parlano di veganismo, saprete che di solito parlano di tre cose: salute, cibo e celebrities (non che ci sia qualcosa di male ma il veganismo è molto di più). Per questo, quando Holly (editor) mi ha raccontato il progetto di Driftwood ho voluto subito farne parte. Perché Driftwood parla di viaggi e cultura vegan. E quindi ecco un’anticipazione di cosa troverete nel primo numero: un giorno a Bucarest, tips from the locals in Sud Corea, grafica vegan, investigazioni, tattoo culture. E poi un pezzo su Torino.

Perché Torino? Quando si pensa a Torino in genere si pensa a tre cose: la Fiat, la Juve e il cielo grigio. La Fiat ha fatto fagotto già da un pezzo, la Juve è ancora lì (ecchecazzo ci mancherebbe pure) il cielo grigio è uno dei tanti stereotipi che affligge la città, perché ok che il clima non è quello di Taormina ma neanche quello di Londra.

Torino è vivace, è attiva. È moderna ma non ha perso la sua anima regale. È un luogo in cui l’attivismo vegan ha attecchito in maniera sorprendente perché non riguarda solo gli aperitivi ed il food porn ma abbraccia un vero modo di pensare, che guarda al cibo come uno strumento per trasmettere degli ideali. A Torino mi sono sentita a casa e fotografarla e raccontarla, in inglese a chi probabilmente non ha nemmeno bene idea di dove sia collocata geograficamente, mi ha riempita di gioia.

Driftwood sta raccogliendo fondi e sottoscrizioni tramite crowdfunding per stampare il primo numero su carta di alta qualità per rendere al meglio il numeroso materiale fotografico. Date un’ occhiata al video carinissimo, come loro del resto, che mi fa sentire una totale incapace priva di iniziativa.

Un anno di subscription all’edizione sia digitale che stampata (ve la spediscono a casa) costa $60 (circa 56 euro), mentre quella digitale da sola costa $30 (28 euro) e vi mandano comunque il primo numero stampato. Se masticate l’inglese e vi piace viaggiare, è uno splendido regalo!

Ps. per la cronaca: c’è anche la mia faccia in quel video (notare l’ambientazione campagnola), inutile dire che ho cercato in TUTTI i modi di sottrarmi al mio dovere, incluso dandomi per malata, perchè odio stare di fronte alla videocamera (leggi: cose da ricordare quando scegli di studiare giornalismo) ma le infami non hanno desistito.

PPs. Ma quanto sembra figo l’Oregon? Cosa aspettano ad invitarmi per un team meeting?

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