Still.

Sentirsi immobili dentro. Succede spesso alle persone ad un quarto della propria vita, troppo vecchi per continuare a cazzeggiare e troppo giovani per adeguarsi ad una vita tranquilla. Finita l’università, finita la fase dei mille stage malpagati o non pagati affatto, cosa resta oltre alla precarietà e alla voglia di viaggiare?

Ultimamente mi sento combattuta tra la voglia di fare mille cose e lanciare mille progetti e la sensazione apatica ed odiosa di immobilismo psicologico. Mi viene in mente quella volta che ho fatto bungee jumping in Queensland, le vertigini nel sentire la punta dei piedi sporgersi verso il vuoto prima del grande salto. Ecco, la mia mente è perennemente così in questo periodo: indecisa se mettere il piede sull’acceleratore e viaggiare ai 200 all’ora o appoggiare la testa sul cuscino e dormire.

Vorrei viaggiare, ma allo stesso tempo vorrei un luogo da chiamare casa, con i cassetti pieni di cose mie, fotografie, libri, stereo e quelle cose che adesso sono stipate nel sottoscala di casa dei miei. Che non è più casa mia, è casa-dei-miei. Vorrei un lavoro stabile, fare amicizia con i colleghi e andare al pub dopo il lavoro, ma allo stesso tempo l’idea del posto fisso mi sta stretta come il costume ad una adolescente a cui sono cresciute le tette. Adoro l’imprevedibilità, dannarmi l’anima nel cercare collaborazioni nuove – come una di cui spero presto vi parlerò – adoro la flessibilità del lavoro da freelance, il non-impegnarsi con nessuno in particolare a lungo termine. Ed ogni volta che cerco di rimproverarmi per questo mio voler tutto ed aver niente, mi guardo intorno e vedo tanti miei coetanei nella mia stessa identica situazione. Gente, ma come diavolo siamo finiti in questo impasse? È la crisi? È l’era digitale? È che stiamo troppo bene?

E non è confusione, no è proprio che non ci sono risposte. Ogni volta che chiudo gli occhi, respiro e cerco di guardarmi dentro, di chiedermi che cosa voglio, sbatto contro un muro che io stessa ho eretto, inizio a litigare con il mio riflesso allo specchio.

-Che cazzo vuoi?

-Ma non lo so…un aiutino….capire perché sono così insoddisfatta.

-Ancora? Ma se rompevi le palle che Londra non ti piaceva, che volevi tornare a casa, che l’importante non è il posto in cui vivi ma quello che fai, eccetera eccetera, ora sei di nuovo qui a rompere i coglioni? Ma ce l’hai una vita?

– …..

E avanti così. Prima o poi me la darò una risposta diversa, no?

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