Fuga a Parigi – aka mai fidarsi del TGV

Dopo svariati giorni a tentare di vincere la mia istintiva antipatia nei confronti dei francesi, ho preso il treno da Torino direzione Parigi per trascorrere qualche giorno nella città delle baguettes, pardon, dell’amore.

Vi risparmio il viaggio in treno, dico solo che il prossimo che mi decanta l’alta velocità portando ad esempio i treni francesi lo eviro. D’accordo che era in corso una settimana di scioperi (UNA SETTIMANA! Dei francesi si può dire tutto ma non che quando si incazzano non lo facciano sul serio. Maria Antonietta, o quel che rimane, ne sa qualcosa), ma insomma, tutta sta gran velocità io non l’ho vista, anzi giuro che a tratti mi è sembrato che il minuetto Alba-Bra andasse più veloce. Comunque, c’est la vie.

Parigi è una città che amo moltissimo, nonostante a volte mi sembra che mi odi, perché ha classe ma allo stesso tempo è uncia, non so se mi spiego. Cioè ci sono i caffettini fashion coi tavolini che guardano verso la strada (tra l’altro, ma perché? Perché io che passeggio scialla mi devo sentire osservata con disprezzo da te col flute in mano?) ma ci sono anche i tizi loschi ai mercati che cercano di venderti un telefono fichissimo appena fottuto al turista giapponese di turno. Insomma è ‘umana’, ecco, questa almeno è la mia impressione, molto più di Londra che, prova a metterti ad elemosinare in metro, la fermata dopo ci sono già 4-5 poliziotti che ti fanno ciao. Mi è anche sembrata molto più vivibile e meno claustrofobica di Londra, dove in qualsiasi angolo tu vada che sia leggermente centrale o turistico o soleggiato, c’è una ressa che neanche Vasco Rossi al concerto del 1 Maggio a Roma del 2009.

paris1Essendoci già venuta un paio di volte, non abbiamo fatto chissà che tour turistico ma invece abbiamo optato per un mix tranquillo. Passeggiata sugli Champs Elysee, giro a Jardin du Luxembourg e capatina al Cimitero di Pere-Lachaise per scoprire che la tomba di buonanima Oscar Wilde è stata ricoperta di plastica perché la gente ci lasciava i baci di rossetto e gli aveva frantumato i genitali (!!!) mentre Jim Morrison è stato transennato, probabilmente perché a forza di lasciare bustine di erba sulla tomba qualcuno aveva iniziato ad uscirsene un po’ troppo allegro.

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paris2Abbiamo anche fatto tappa a Montmatre, che io a-d-o-r-o, giuro che se mi ricordassi un po’ più di francese ci piazzerei la tenda.

paris8Abbiamo anche scoperto il vivace quartiere di Belleville, dove un tempo vi si trovavano le vigne parigine mentre ora è una bella zona colorata e multietnica (e pare, dimora di Pennac!).

paris4Ovviamente, immancabile passeggiata al Louvre e al Centre du Pompidou.

paris10Anche il Parc Floral dove siamo stati ad ascoltare Kamilya Jubran e Sarah Murcia il sabato, merita una visita. Ospita una grandissima varietà di piante culinarie e officinali, e anche una graziosissima collezione di bonsai.

paris11Veniamo al cibo, che lo so che state pensando “Si ma questa è vegana, in Francia che ha fatto, ha campato d’aria?”. La risposta è no, anche se devo ammettere che la quantità di carne e burro ovunque mi ha sconvolta, per non parlare di quando tu gli dici vegetariano e quelli ti rispondono “tonno”. Mi domando come molti francesi abbiano ancora delle arterie funzionanti.

Fortunatamente la tradizione magrebina ci ha soccorsi più di una volta e non sono mai mancati abbondanti falafel da consumare on the road. I ristoranti asiatici, soprattutto giapponesi, sono anche stati provvidenziali e la prima sera ci siamo abbuffati di sushi vegetale (avocado e verdure), insalatine di alghe e ravioli di verdure al vapore. Ci sono state anche un paio di piacevoli scoperte, prima fra tutte il fedelissimo Loving Hut che è sbarcato anche a Parigi (precisamente a 92 Boulevard Beaumarchais, comodo alla fermata della metro Saint-Sébastien – Froissart) e dove abbiamo cenato la seconda sera, guardate che meraviglie.

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Merita una visita anche l’hamburgheria biologica e vegan Hank in Rue des Archives (metro più vicina Ramboteau). Io ho preso la variante affumicata (eh, c’ho un debole per il sapore affumicato), ma anche quella con salsa al coriandolo è buonisssima. Il menu composto da burger, patatine e bibita costa 11 euro.

Un altro posticino assolutamente delizioso è il Cafè Ginger, vicino alla Bastiglia. Offre un piato unico composto da molti ingredienti (insalata, quinoa, cereali, legumi e salsine) più una tarte calda a scelta, io ho preso quella alle verdure croccanti. Anche qui siamo sui 12 euro.

Insomma, alla fine qualche sorpresina ce l’ha riservata anche la Francia ma parliamoci chiaro… a voi l’arte e noi il cibo 🙂

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