Visitando Brighton

Incredibile ma vero, abbiamo scovato un angolo di Inghilterra che non ci fa venire voglia di imbarcarci per l’Alaska con un pacco di valium, ma anzi sembra un luogo decente in cui vivere – probabilmente perché non sembra neanche di trovarsi nel Regno Unito. Sto parlando di Brighton, cittadina di mare, vivace e alternativa, a circa 45 minuti di treno da Londra.

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Approfittando di un sabato di sole, abbiamo deciso di farci un day trip, incuriositi dal Brighton Festival che si svolge durante il mese di maggio e iniziava proprio ieri. Fatta eccezione per la parata dei bambini che è stato quanto di più vicino ci possa essere alla mia idea di inferno, siamo rimasti molto affascinati dalla città.

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Abbiamo passeggiato tra mercatini e negozietti vintage e ovviamente siamo andati a vedere un paio di esibizioni gratuite del festival sul tema del’immigrazione, tra cui the British Library, una mostra dell’artista anglo-nigeriano Yinka Shonibare che ha riempito queste librerie con volumi foderati di tessuto, su cui ha stampato i nomi di alcuni celebri immigrati che hanno rivoluzionato la cultura inglese, come T.S. Eliot, Henry James e altri.

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Abbiamo pranzato da V-Bites, che è abbastanza vicino al lungomare e offre un delizioso menu 100% vegan di wraps, burgers e dolci, la maggior parte dei quali realizzati con gli omonimi prodotti. Io ho preso un burger di cremosi v-chicken bites affumicati, con cetriolini, insalata russa, ketchup e pomodori, con contorno di patatine americane fritte. Albi invece ha preso un burger di legumi con verdure alla mediterranea. Entrambi i piatti erano deliziosi, ma non abbiamo ovviamente resistito a spararci anche una fetta di torta ai frutti rossi e una cupcake al caramello (sì, siamo senza vergogna).

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Non poteva mancare una passeggiata sulla spiaggia a curiosare tra i locali di arte locale, cibo, gadget vari e gelati che si affacciano sulla spiaggia, che tra l’altro è molto bella, grande e libera (chi ha viaggiato un po’ sa che l’obbrobrio delle spiagge private è un’esclusiva quasi tutta italiana). Respirare il mare e bere un drink al sole, osservando le persone a spasso con il cane e i surfers un po’ delusi dalla mancanza di onde, è stato meraviglioso e rilassante.

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Dopo una pennichella in spiaggia abbiamo passeggiato tra i giardini del Royal Pavillion, l’edificio più famoso della città che era usato dai reali come retreat estivo.

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Essendo il primo giorno del festival c’era la parata, con bambini e adulti mascherati e delle specie di carri, sembrava quasi un carnevale. Fortunatamente dopo la parata è tornata la calma e abbiamo potuto ammirare la bellissima street art della città.

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Ci siamo concessi una fantastica cena thai presso Sabai Thai che ha un menù a parte interamente vegan e abbiamo gironzolato ancora tra le viuzze caratteristiche, un po’ claustrofobiche a dire il vero ma molto affascinanti. Insomma Brighton ci è piaciuta un sacco. Le persone sembrano molto meno British e molto più cazzare, ma forse è solo perché sono più abbronzate. Chissà che non possa essere il nostro prossimo domicilio.

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